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on il Decreto Direttoriale n. 0364243 del 24 luglio 2026, si è ufficializzato il decimo aggiornamento dell’Elenco Nazionale degli Alberi Monumentali d’Italia. Un passaggio che ha confermato l’Abruzzo come vero e proprio polmone monumentale del Paese: delle ottantadue nuove iscrizioni approvate dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), ben quarantanove appartengono al territorio abruzzese.

Con questa integrazione, il patrimonio protetto nazionale raggiunge quota 5.008 schede iscritte, per un totale di 17.564 esemplari tutelati.

Nel cuore dell’Appennino, e in particolare nella provincia dell’Aquila, questo aggiornamento assume un significato speciale. Tra la conca aquilana, l’Altopiano delle Rocche e l’asta fluviale della Valle Aterno, il censimento racconta la secolare convivenza tra uomo e natura, proteggendo sia alberature d’alta quota sia complessi alberati legati alla memoria delle comunità locali.

Nel territorio comunale dell’Aquila, la tutela si è estesa a veri e propri custodi boschivi rimasti a lungo nell’ombra: dal maestoso faggio che veglia sulla Sorgente Piana della Stella, al raro agrifoglio d’alto fusto del Fosso del Torraccio, fino al pioppo tremolo di Collelungo e all’acero di monte di Masseria Cappelli, testimoni silenziosi dell’antica transumanza e della vita agro-pastorale.

Spostandosi sull’Altopiano delle Rocche, a Rocca di Mezzo, il nuovo elenco accoglie l’imponente pioppo nero di via Madonna del Fante, un gigante che domina il paesaggio a ridosso del Parco Regionale Sirente-Velino. Ma la monumentalità nell’Aquilano sa farsi anche tessuto urbano e sociale. A San Demetrio Ne’ Vestini, infatti, il riconoscimento è andato a una tipica formazione omogenea: il Filare della Rimembranza, un viale di tigli selvatici e aceri di monte dove il pregio botanico si fonde con la memoria storica del borgo.

L’inclusione nell’Elenco Nazionale attiva vincoli rigorosi: intorno a ogni esemplare o gruppo viene delimitata una Zona di Protezione Albero che ne blinda radici e chioma da scavi, cantieri o potature aggressive. Tutelare un albero monumentale non è un atto di contemplazione nostalgica, né un’iniziativa riservata agli specialisti della botanica: è una misura d’interesse pubblico generale. Questi giganti garantiscono la stabilità degli ecosistemi, arricchiscono il paesaggio collettivo e custodiscono l’identità biologica e culturale di un’intera comunità. Riconoscerli ed evitarne il degrado significa restituire la giusta centralità a un patrimonio vivo che appartiene, senza distinzioni, a tutti noi.